Drammi umani e disastri idrogeologici: l’Italia inconsistente Stampa
Mercoledì 07 Novembre 2018 18:18

L’ultima settimana è stata una settimana di passione: gli “eccezionali” eventi climatici hanno lasciato sul campo diverse vittime e miliardi di danni all’ambiente. Questo quadro, che i cittadini non coinvolti passata l’emergenza tenteranno di dimenticare il più velocemente possibile, però si ripete da diversi anni. Sempre allo stesso modo: sventurati schiacciati da alberi collassati, o affogati nella piena di un fiume, o sepolti da una frana di fango ed interi ecosistemi distrutti, cancellati dalla furia devastatrice degli eventi climatici.

Ogni anno, gli “eccezionali” eventi tornano e puntualmente la politica si accende, si risveglia su una realtà che invero non è più amministrata da decenni. Non è più amministrata perché in realtà il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) italiano è stato cooptato, come la maggior parte dei problemi sistemici nazionali, nelle mani della politica.

Di fronte a queste catastrofi annualmente annunciate, non basta più ascoltare i tristi discorsi di politici che sorvolano le aree devastate con gli elicotteri o stando comodamente seduti all’interno di un caldo salone del Parlamento. Al cittadino non bastano più le loro parole rassicuranti, i loro proclami beneauguranti.

È tempo di agire.

Purtroppo, anche queste sono parole che, se nel cittadino toccano il cuore, ma molto spesso solo quello, nei politici queste stesse parole sono solo “vento che soffia via”.

Sul sito dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ci sono almeno (tra gli altri) tredici progetti attivi che riguardano lo studio, la ricerca e la fattibilità operativa in merito alla difesa del territorio nazionale. Di questi, uno in particolare salta subito agli occhi: il progetto ReNDiS, un acronimo che sta per Repertorio Nazionale degli Interventi per la Difesa del Suolo. Si può subito notare come dall’acronimo sia scomparsa la parola “Interventi” e questo la dice lunga sulla concretezza del progetto. Comunque, il progetto ReNDiS si prefigge di mettere a disposizione delle Amministrazioni, coinvolte nella pianificazione e programmazione degli interventi per la Difesa del Suolo, uno strumento capace di fornire il quadro costantemente aggiornato delle opere e delle risorse impegnate.

Il Repertorio consiste in un “sistema informativo” integrato da un’interfaccia web sviluppata per condividere e pubblicare in internet i dati acquisiti. Tramite l’interfaccia è possibile visualizzare gli interventi che ricadono in un determinato ambito territoriale ed interrogare il database, ricavandone i corrispondenti report statistici, su una serie di caratteristiche, tipologiche e quantitative degli interventi. Nasce nel 2000, quando il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio affidava all’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e dei servizi Tecnici, ora ISPRA) il monitoraggio degli interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico, di cui al D.L. 180/98 (“Decreto Sarno” convertito con modificazioni in legge dalla L. 267/98). Però, sul sito del progetto si legge che attualmente i dati del Repertorio sono limitati ai soli progetti finanziati dal MATTM con i piani e programmi di interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico, mentre l’obiettivo futuro è quello di includere anche quelli relativi ad interventi finanziati con altri strumenti (Leggi regionali, Ordinanze, etc.), una volta definiti i protocolli necessari per condividere il “sistema” con altri Enti che curano l’attuazione di interventi di Difesa del Suolo.

Sulla carta, dunque, i progetti messi in campo da oltre 18 anni per proteggere il nostro territorio sono diversi e corredati da una consistente volontà esecutiva.

Per i governanti, però, non sono bastati e nel maggio 2017 viene annunciato in pompa magna dal Governo in carica il “Piano Nazionale di Opere e Interventi di Riduzione del Rischio idrogeologico”. Edito da Invitalia, in ben 614 pagine vengono snocciolati tutti i dati sul rischio idrogeologico nazionale. Il libro contiene, regione per regione, l'elenco delle opere, il loro costo e lo stato di avanzamento dei progetti e dei cantieri. E' il risultato dei primi tre anni di lavoro della Struttura di missione per il contrasto al dissesto idrogeologico e lo sviluppo delle infrastrutture idriche. Come ogni anno, in quell’occasione vengono promessi stanziamenti di svariati miliardi spalmati negli anni a venire.

Poi si spengono le luci dei riflettori e si torna a parlare di finanza, mentre i cittadini tornano a parlare di calcio o cucina o di vip.

È tempo di cambiare mentalità, di cambiare cultura, di tornare a dare importanza alle cose che contano veramente e soprattutto è tempo di tornare a spendere «cum grano salis» le finanze italiane per dare nuova consistenza ad una nazione che si sta sfaldando. E questa volta la metafora si fa realtà.