Infanzia rubata: minori allontanati dalle famiglie Stampa
Mercoledì 10 Ottobre 2018 15:07

La scorsa settimana, un ragazzo di 15 anni scappa dalla comunità in cui era ospite e, viaggiando per oltre 100 chilometri, torna a casa dai propri genitori. Questi hanno immediatamente chiamato i servizi sociali per informarli dell’arrivo del figlio e della sua volontà di rimanere con la propria famiglia.

L’assistente sociale solo apparentemente riesce a convincerlo a tornare sui suoi passi ed a rientrare in comunità, ma il ragazzo non demorde e invece di recarsi a scuola torna nuovamente a casa. A questo punto sembrerebbe che l’assistente sociale abbia minacciato i genitori di segnalare al tribunale anche il figlio più piccolo di soli 4 anni, se non avessero riportato subito il ragazzo in comunità.

Storie di ordinarie follie italiane. Ordinarie follie che coinvolgono l’Italia, ma non solo (in Europa detengono il triste primato di sottrazione di minori i paesi scandinavi, quindi la Francia, la Germania, il Regno Unito, la Spagna e solo dopo il nostro paese).

Tramite valutazioni – per loro stessa natura soggettive e opinabili – alcuni psichiatri, psicologi e assistenti sociali, con una formazione inadeguata o scarsa competenza in campo minorile o famigliare, possono indurre il Tribunale dei minori a prendere provvedimenti drastici e drammatici, allontanando i figli dalla famiglia, mettendo poi sotto indagine, analisi e quant’altro, sia i genitori che i bambini. La famiglia, nella maggioranza dei casi, è totalmente impotente di fronte a questo sistema che opera con l’ausilio della forza pubblica.

Gli allontanamenti traggono sempre più origine da cause che si potrebbero tranquillamente definire futili, almeno per chi è ancora capace di discernimento. Si è passati dalla protezione per maltrattamento (quindi famiglie violente con problemi di droga, di malavita organizzata o di prostituzione) alla tutela per questioni economiche (quindi famiglie povere), per incapacità genitoriale (quindi genitori incapaci di fare i genitori), per incapacità di garantire un percorso di maturazione (quindi famiglie immature), per problemi psicologici e comportamentali (quindi famiglie incapaci di curare sindromi psicologiche) ed altre cause ancora più risibili. Intendiamoci, per le famiglie che si trovino a dover gestire questi problemi non si tratta sicuramente di una passeggiata, ma sarebbe il caso che sia l’intera famiglia ad essere aiutata e non divisa.

Non si tratta certo di sradicare bambini dal proprio ambiente, dai propri affetti e questo lo capirebbe appunto anche un bambino di 1 anno. E se ci si attenesse alle cause che nella maggioranza motivano gli allontanamenti, si dovrebbe concludere che oltre la metà delle famiglie italiane dovrebbero essere separate e distrutte.

Non può essere questa la via per una sana crescita familiare e sociale.

E, soprattutto, non può essere questa la soluzione se si va un po’ più a fondo nello scavare i possibili conflitti di interessi che legano psichiatri, che sempre più sono collegati e lavorano per le case famiglia, i consulenti tecnici dei Tribunali dei Minori e le milionarie lobby farmaceutiche. Assistenti sociali e maestri fanno da mediatori molto spesso collusi, ma ancor più di frequente soggetti ingenui che si lasciano guidare da un’emotività ipertrofica denominata, proprio in psicologia, “sindrome da crocerossina”.

Oggi, l’80% degli allontanamenti coatti avviene per inidoneità genitoriale (e come già accennato riconducibile a sottostanti motivazioni di natura economica o abitativa), le due paroline magiche che fanno entrare i carabinieri nelle scuole e fanno sparire i bambini. Due maledette parole che hanno aperto le porte a innumerevoli abusi.

È tempo di rompere l’omertà istituzionale che avvolge l’ideologia fallimentare degli allontanamenti dei minori. Ma occorrono delle nuove leggi perché gli errori contagiano molti Tribunali dei Minori, gli enti che hanno sbagliato non pagano i danni ed il personale amministrativo non viene rimosso continuando a compiere ingiustizie.

L’istituzione del Difensore Civico Nazionale potrebbe essere la giusta via per ridare una speranza a tante famiglie distrutte.