Spoil System, il male che corrode la Pubblica Amministrazione Stampa
Mercoledì 08 Agosto 2018 19:31

La frase è dell’esimio giurista Sabino Cassese, che appunto descrive lo Spoil System come un “pessimo modello”, un “sistema bacato” che “mina dalle fondamenta l’imparzialità dei dirigenti pubblici e il loro obbligo costituzionale di agire al servizio esclusivo della Nazione”.

Ma non tutti i cittadini conoscono questa pratica politica che stride non poco alle orecchie del cittadino responsabile. Di cosa si tratta concretamente: al momento della formazione del nuovo governo di uno Stato, di una Regione, di una Provincia o di un Comune, le forze politiche vincitrici possono affidare la complessa gestione della Pubblica Amministrazione a dirigenti “fedeli” che hanno a cuore il raggiungimento degli obiettivi politici della compagine di maggioranza.

I politici che difendono lo Spoil System sostengono come molte figure apicali dell’Amministrazione Pubblica sono principalmente dei manager e non dei meri esecutori “tecnici” di un indirizzo politico. Sono persone che concordano pienamente con gli obiettivi dettati dal governo chiamato a governare e votato dai cittadini e quindi rappresentano figure fiduciarie del vertice politico, necessarie affinché tutta la macchina burocratica si muova all’unisono, secondo l’impostazione voluta da chi governa. Da ciò si evince una convinta e lecita negazione di una netta separazione tra politica ed amministrazione.

Funzione di garanzia, funzione di management, o “sana” funzione di controllo e bilanciamento della cosa pubblica tra gli interessi politici e gli interessi dei cittadini? Ma si è veramente capaci in Italia l’applicazione di una “sana” gestione della cosa pubblica regolata da una pratica che vedrebbe il vincitore appropriarsi dell’intera funzione pubblica per la realizzazione dei propri scopi?

Il “Purché non si esageri con gli incarichi dati agli esterni all’amministrazione” di un noto politico, firmatario a suo tempo dell’introduzione di questa pratica di origine americana in Italia, non lascia ben sperare.

La burocrazia italiana è da sempre abituata ad operare in un contesto di sostanziale irresponsabilità, reso ancor più negativo dalla quasi impossibilità di rimuovere dall’incarico l’alto burocrate di turno, anche in caso di incompetenza manifesta. Tale situazione non ha fatto che allargare la già ampia zona grigia della Pubblica Amministrazione, in cui il potere politico e l’autorità amministrativa operano in connivenza.

Responsabilità, autonomia, efficienza, trasparenza, sono valori che sono andati man mano perdendosi, anche nelle aspettative del cittadino nei confronti della “cosa pubblica” e ciò ha lasciato mano libera a chi voleva fare del Bene Comune un “bene proprio”.

Non si vuole bocciare tout court la possibilità per un vertice politico di scegliere quella figura di cerniera tra la politica e l’amministrazione? Figura costituita dal manager che ha in carico l’attuazione delle linee disegnate dal programma di mandato? Allora occorre rifissare in maniera chiara e decisa delle linee che delimitino in maniera seria ed a favore dei cittadini un esercizio di autorità, che non coincida con il dettame costituzionale in cui il popolo è sovrano.

Il controllo e il bilanciamento reciproco tra politica e potere amministrativo sembra non essere una pratica usuale e frequente e dunque, non si possono neanche mettere in pericolo le prerogative di neutralità ed autonomia di una funzione pubblica, nata per curare esclusivamente gli interessi della comunità. Lo Spoil System rimane quindi un "pessimo modello" per chi ha a cuore il bene del cittadino.