E' civicratico dire basta ad abusi e violenze Stampa
Sabato 12 Maggio 2018 19:40

Nella vicenda di cui è rimasta vittima Serafina Strano, la dottoressa siciliana sequestrata e violentata nei locali della guardia medica dove prestava servizio a Trecastagni in provincia di Catania, ci sono tutti gli elementi di quella purtroppo ancora riconoscibilissima cultura del pregiudizio e del ricatto, del malcostume e della misoginia, che ancora impoverisce il nostro Paese e il Sud in particolare.  Dopo la sentenza di condanna a otto anni di reclusione per il suo aggressore, Serafina Strano, sposata e madre di due figlie, non si ferma, continua la sua battaglia. Nonostante i pregiudizi, nonostante la solitudine e il vuoto di solidarietà allargata che ha sentito intorno a sè, il ricatto sottile e sordido che caratterizza molti contesti di lavoro da parte di chi detiene il potere o che comunque gestisce soltanto in termini di potere ruoli di vertice e di alta responsabilità. La sua famiglia ha appreso su Facebook quello che le era accaduto, uno strumento tecnologico che non ha evidentemente contribuito a dare picconate a certi luoghi comuni se vi leggiamo frasi del tipo "Ma forse la dottoressa aveva la scollatura". La dottoressa era sul luogo di lavoro a svolgere il proprio servizio, quando è stata sopraffatta da un individuo che evidentemente conosceva orari e mosse della donna. La Strano denuncia la mancanza di misure di sicurezza e per questo chiede che vengano anche accertate le responsabilità dei vertici dell'Asp, l'Azienda Sanitaria Provinciale. E lo fa a volto scoperto, lo fa per evitare che possano ripetersi abusi del genere, come già in precedenza era successo ad un'altra collega. Lo fa per dire basta all'omertà, basta alla violenza, basta a chi danneggia la vita di un altro, basta all'arbitrio.

Ultimo aggiornamento Sabato 12 Maggio 2018 19:41