Responsabilità educativa, questa sconosciuta Stampa
Sabato 14 Aprile 2018 10:53

Ha fatto scalpore la sentenza emessa dal giudice dal Tribunale di Sulmona, Daniele Sodani, che ha condannato gli undici ragazzini, tutti minorenni, all'epoca del fatto, a risarcire una loro coetanea, di cui avevano pubblicato foto osè sui cellulari. La denuncia della ragazza, allora quattordicenne, risale al 2013 e quello che era sembrato un semplice gioco è stato, invece, al centro di una indagine giudiziaria condotta dai carabinieri della cittadina abruzzese, dove si sono svolti i fatti. E mentre in sede di udienza preliminare gli indagati sono stati tutti prosciolti, in sede civile il giudice ha accolto, seppur parzialmente, le richieste dei genitori di ottenere un risarcimento per danni patrimoniali e non. Ma gli orientamenti del giudice hanno sorpreso non poco perché ad essere condannati sono stati i genitori dei minorenni allora coinvolti. La tesi è che "è in capo ai genitore l'onere di provare e di dimostrare il corretto assolvimento dei propri obblighi educativi e di controllo sul figlio, solo in tal modo potendosi esonerare dalla condanna risarcitoria". Secondo il giudice, "i fatti esprimono, di per sè, una carenza educativa degli allora minorenni, dimostratisi in tal modo privi del necessario senso critico, di capacità di discernimento e di orientamento consapevole delle proprie scelte nel rispetto e nella tutela altrui. Capacità di cui avrebbero dovuto godere in relazione all'età posseduta. Tanto è vero che alcuni coetanei, ricevuta la foto non l'hanno divulgata". Nessun risarcimento neanche per i genitori della ragazza ritenuti responsabili "di non aver vigilato sulla condotta imprudente della propria figlia". Una sentenza che fa civicraticamente riflettere sullo stato della relazione educativa, sui soggetti in essa coinvolti e sulle responsabilità che ad ampio raggio fanno capo alla famiglia, alla scuola, alla Chiesa, alla politica.