Obiettivo rifiuti 2018: cosa cambia con le nuove regole Ue Stampa
Sabato 10 Febbraio 2018 14:38

Il 2 febbraio, il Ministero dell’Ambiente ha presentato il nuovo pacchetto di direttive europee sui rifiuti e la Circular Economy, approvate da Consiglio, Commissione e Parlamento Ue.

Nel corso degli ultimi anni, nelle istituzioni europee è cresciuto il dibattito e l’attenzione attorno alla tematica dei rifiuti. Già nel 2014, la Commissione europea aveva infatti presentato la comunicazione "Verso un'economia circolare: programma per un’Europa a zero rifiuti”. Tuttavia, a seguito delle perplessità di alcune parti politiche e di alcuni Stati membri, la Commissione Juncker ha ritirato la proposta, sostituendola con un’altra sullo stesso tema, ora finalmente giunta alle sue battute finali. In fase di elaborazione del nuovo pacchetto sull’economia circolare, la Commissione europea ha organizzato una consultazione pubblica durata tre mesi, nell'ambito della quale sono pervenuti oltre 1.200 contributi.

Il nuovo pacchetto sulla “Circular economy” ha un approccio integrato che va oltre il focus sui rifiuti, includendo azioni per promuovere l’economia circolare in ogni fase della catena del valore, dalla produzione alla riparazione, ai prodotti secondari, coinvolgendo tutti gli attori, sia dal lato della produzione che del consumo.

Gli obiettivi principali del pacchetto vanno, comunque, da un riciclo dei rifiuti urbani più impegnativo e stringente, a una maggiore responsabilità dei produttori; da nuovi target per gli imballaggi, al drastico taglio dello smaltimento in discarica (limite del 10% di conferimento); fino ad arrivare alla riduzione degli sprechi alimentari.

Per una disanima particolareggiata sulle percentuali, il nuovo pacchetto europeo alza l’obiettivo di riciclo dei rifiuti urbani, dall’odierno 42% al 55% nel 2015, al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035. Per raggiungere tale risultato, sarà necessario che la raccolta differenziata arrivi almeno al 75% (mentre oggi la media nazionale è del 52,2%).

"Il nostro lavoro non è ancora finito - ricorda Bonafé, relatrice del provvedimento al Parlamento europeo -, perché a livello Ue manca ancora un tassello: la direttiva sull'Ecodesign (che può essere spiegato come la progettazione di prodotti ecocompatibili mirata a ridurre l'impatto ambientale generato nel corso dell'intero ciclo di vita del prodotto) e abbiamo bisogno anche di grandi investimenti in innovazione e infrastrutture, di cui ha bisogno l'economia circolare". E poi, l'ultima sfida: "il recepimento della normativa quadro che spetta allo Stato membro e va seguito con attenzione".

Per l’Italia, si tratterà di una enorme sfida, visto che il “rifiuto si scontra” con una debole volontà istituzionale nel rimuovere gli ostacoli burocratici e soprattutto nell’estirpare alla radice la persistente collusione di molte istituzioni locali con la malavita organizzata legata al fiorente business del rifiuto.