QUANDO L'OSPEDALE NON E' LUOGO DI CURA Stampa
Mercoledì 11 Ottobre 2017 12:49

Ancora riflettori sulla sanità. O per meglio dire la mala sanità. All'attenzione lo sfacelo del Pronto Soccorso del Cardarelli, un caos che smentisce la stessa espressione di "pronto soccorso". Nel racconto che ne fail giornalista  Luigi Necco su Napoli giornale gratuito del 9 ottobre, sembra di assistere addirittura ad uno psicodramma, ad uno scenario in cui il bene della salute, il rispetto del malato o del malcapitato in genere assurgono ad utopie, a roba da alieni. La descrizione è raccapricciante. Gli individui non hanno identità. Sono "caviglie perforate, braccia e gambe spezzate, ossa frantumate".Una sorta di macelleria sociale, di lazzaretto, dove si fa slalom per scansare barelle circumnaviganti; poste ovunque, davanti al bagno, perfino nel lavandino, dove giovani infermieri non riescono a trovare la vena di un paziente e perforano lasciando lividi e procurando zampilli di sangue.Per non parlare dei servizi igienici non attrezzati come dovrebbero e di chi invano invoca una coperta, sperando di avere per lo meno un lenzuolo con cui convivere con il freddo. Non è un luogo di cura quel pronto soccorso, ma un mercato di lamenti, grida, richieste inascoltate, dolori che non trovano terapie adeguate, di infortunati ammucchiati, di corsie in stato di abbandono. Nell'attesa ci scappa anche il morto e il familiare scioccato non trova neanche il conforto, la pietà che si dovrebbe riservare a chi non muore nel proprio letto, nel calore della propria casa.

E' intollerabile questo stato di cose. E' impensabile che alle soglie del 2018, nonostante i vari proclami per risanare la sanità, ciò che resta, come scrive Necco, è soltanto lo straziante canto dei solitari.

Clotilde Punzo